25.Le parole di Crystal. Racconti d’estate

Racconti d’estate

In villa nel cartone.

25. Le parole di Crystal

E si ritrovò a pensare, senza volerlo, a come la gente la conosceva.

Un convivente, un cane, una casa troppo grande da pulire.
E un pensiero ricorrente: non parlatemi d’amore che mi fate ridere.

Quei vestiti così – da donna, la facevano abbastanza arrabbiare.
Poco pratici, meglio un giubbotto e un paio di pantaloni.
Certo, il seno grosso infastidiva, ma niente che un robusto reggiseno, ben scelto, non potesse risolvere.
Stivaletti d’inverno, una suoneria con l’inno americano e l’amore smisurato per due cose: la cromatura della moto e gli occhi blu del cane siberiano.

Crystal, il suo nome.
E andava regolarmente al poligono di tiro, con la sua arma automatica di cui era orgogliosa: una Beretta 98 Stock calibro 9×21.

Non lo sbanderiava ai quattro venti, ma che si sapesse in giro.
No, certi film le facevano paura, e li evitava.

Ecco, una cosa che proprio non sopportava era la prepotenza, e se volevano, avrebbero trovato filo da torcere.
In queste circostanze i suoi occhi diventavano blu cobalto, con due canini che accentuavano la sporgenza. Si tirava su le maniche, i passi diventavano più corti e rapidi, come avesse afferrato alle gambe la preda non disposta a cedere.

Se solo avesse ritrovato quei documenti che attestavano chi fossero i suoi veri genitori.
Scoprire a venti anni che la madre che hai sempre odiato, non è la tua vera madre, non era stato piacevole.

Il piacere di ribellarti, di lottare contro un avversario : lei odiava i trucchi di sua madre, quel suo continuo civettare con ogni maschio per attirare lo sguardo su di sé.
Crystal amava i larghi cappelli da cowboy, la zona d’ombra sullo sguardo.

Non avrebbe mai raccontato a sua nipote la squallida fiaba del matrimonio col principe azzurro. Non esiste l’amore, quella favoletta per deficienti:

solo la paura della solitudine, il bisogno di denaro e qualcuno con cui mangiare al self service, o una pizza o delle patate arrosto nel cartoccio.

Il resto, è meno di niente.
Doveva dirglielo, alla sua tenerissima nipotina dallo sguardo sognante, che adorava questa zia cosi poco femminile, dura come un lupo abituata al freddo dei boschi?
O doveva spiegarle l’aria tagliente del primo mattino, quando il buio si rivela per quello che è, una pausa inadatta a contenere il dolore del mondo ?

E parlarle invece della necessità di imparare dagli animali, il loro proteggere il branco, perché il singolo sopravviva?

Crystal passò da casa dell’anziano padre, perso in un mondo suo, diceva lei.

Papà, stai sempre sveglio di notte? Non riesci a dormire, ancora?
No, sai, vado a dormire con le galline, e mi alzo presto.

Ma non preoccuparti, so badare a me stesso.
Eh, ma alzarsi alle 4 non è presto: è piena notte. Le tue piante non hanno bisogno

che le bagni continuamente, sopravvivono lo stesso.

Mi piace bagnarle con una nebbiolina continua, mi sembra che respirino meglio, che trovino il passo per dormire insieme alla notte.

Da quando mamma non c’è più ti sei messo a cucinare, a curare le piante,a leggere libri: tutte cose che non hai mai fatto. Non ti sembra strano?

No, ora mi sembra strano che non lo facessi prima. E anche l’amore per tua madre, sai, in tanti anni avevamo l’abitudine a ritrovarci.

Come le cose che metti in un angolo della casa, e le ritrovi.
Lei metteva le sue attenzioni in un angolo che io conoscevo, per quando uscivo.

Allora, alla fine ti sei ricreduto, vero? L’amore esiste?

Non lo so, cosa intendi, ma io non ho mai smesso di rivivere gli attimi belli passati insieme a tua madre. Li bagno tutte le notti, con una polvere finissima d’ acqua nebulizzata. Che crescano le foglie , i fiori, i frutti e le nuove radici.

Allora, lo diciamo a Neive, la tua nipotina, vero papà, che certe cose è bello inseguirle.
Non lo so, figlia, le parole nel tempo, servono a poco.
Quando avrà ferite, cicatrici, forse capirà da sola.

Il padre riprese il vecchio macinino di legno , girava a mano per far salire ancora l’aroma dell’Orzo Mondo , tostato all’Anice.

3 Settembre  2010 © Lino Di Gianni

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2 Risposte a “25.Le parole di Crystal. Racconti d’estate”

  1. alp Dice:

    visto

  2. dada Dice:

    mi piace come inizi i tuoi racconti
    mi piace quando l’incipit conduce subito in media res, cosa importante d’altro canto in un racconto vista la brevità

    l’andatura accattivante, le frasi scandite, la giusta punteggiatura, tutto contribuisce a evocare chiare immagini

    mi piace come elimini tutto il superfluo ma dai modo alla mia immaginazione di lavorare per aggiungere particolari sottintesi

    bello il contrasto tra lei, che vuole apparire dura ma in fondo non lo è, e il padre, che quasi serenamente dice che è difficile vivere
    forse qui il loro dialogo qui è un po’ troppo stile intervista, magari avrebbe potuto parlare solo lui, ma ha comunque espresso bellissimi concetti

    è bello che quando finisci di leggerlo, un tuo racconto, rimani ancora seduto
    un minuto a pensarci, con calma, perchè in poche righe hai detto
    un mare di cose

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